30 novembre 2010





Robert Burås e Denis D'Amour, chitarristi rispettivamente di Madrugada e Voivod. Cosa li accomuna come chitarristi? Tecnicamente non saprei, ma occupano lo stesso spazio mentale nella mia testa. Forse perché entrambi con ottimo gusto, eclettici e scomparsi troppo presto.

25 novembre 2010



(qui la versione in inglese del clip da "Annie Hall")

Proprio come in "Io e Annie" di Woody Allen, sembra che il messaggio di Marshall McLuhan sia ancora lungi dall'essere compreso. Ultima in ordine di tempo a fraintenderlo (o semplicemente a citarlo alla cazzo) è la corrispondente del Corriere Alessandra Farkas e autrice di un pezzo sulle recensioni di Ron Charles. Cito dall'articolo:

[..] Charles ridefinisce lo slogan di Marshall McLuhan secondo cui «il medium è il messaggio». Scenografia, montaggio, mimica, tono di voce, effetti speciali, travestimenti e battute sono convogliati per fare il verso alla cultura di Twitter e Facebook e arrivare dritto al cuore dei più giovani [..]

Prima di tutto sarebbe interessante capire cosa la Farkas intenda con il verbo "ridefinire"; vuol forse dire che i video di Ron Charles cambiano il significato dell'analisi di McLuhan? O che lo confermano un'altra volta? Comunque sia, la Farkas prosegue attribuendo a Ron Charles l'utilizzo di tecniche che fanno il verso alla cultura di Twitter e Facebook. E qua si capisce che la Farkas non ha capito un fico secco.

La frase di McLuhan, "Il medium è il messaggio" sta a significare che ogni medium ha delle sue caratteristiche intrinsiche che comunicano qualcosa indipendentemente dal contenuto scelto per il messaggio trasmesso dal medium. Quindi anche se Charles mutuasse delle modalità d'espressione da un altro medium (Twitter) per esprimersi tramite i video online, non starebbe e non potrebbe modificare il messaggio insito nel medium da lui scelto per le sue recensioni bibliografiche. Starebbe semplicemente veicolando un medium attraverso un altro, così come si può mandare un film in televisione o si può fare un film da una pièce teatrale e così via. Ovviamente così facendo non si sfruttano però le caratteristiche del medium prescelto (un film visto alla tele è diverso da un film visto al cinema. Vedasi la controprova dei film flop al botteghino ma cult in video).

A un livello più basso, la Farkas sbaglia poi anche ad attribuire a Charles l'uso di tecniche indirizzate al pubblico di Twitter e Facebook. Se così fosse, per esempio, i suoi video durerebbero molto di meno dei circa quattro minuti che durano in media; seguendo il dogma della brevità dei 140 caratteri di Twitter, i video dovrebbe durare massimo un minuto e mezzo. Brevità che per altro è regina su YouTube anche senza scomodare gli altri social network, visto il contenitore multitasking che non aiuta la concentrazione.

Infine, nonostante l'approsimatività dell'articolo del Corriere, le videorecensioni di Ron Charles sono ironiche, divertenti e ben fatte.

18 ottobre 2010

Ovviamente, Riki tentava d'attaccare il luccichio preautoscatto della fotocamera.

09 ottobre 2010

Riki corre nell'acqua (luglio 2010)

Stamattina alla festa dello sport organizzata dalla ludoteca locale, Riki ha partecipato alle corse dei bambini. Ha facilmente vinto la sua gara, ma, invece che tagliare il nastro al traguardo, è partito per la tangente e ha continuato a correre a oltranza: un po' Forrest, un po' Fantozzi. Bravo Riki.

04 agosto 2010

Oggi mi è capitato di vedere delle foto scattate ai propri clienti e poi obbrobriosamente fotoritoccate da quello che dev'essere il comune minimo denominatore fra i parrucchieri della Bassa Bresciana. Tralasciando i raccapriccianti particolari (ovvero le foto stesse che evito di riprodurre), la cosa che mi ha stupito è come alcune delle ragazze ritratte risultassero essere carine nonostante pettinature scadenti e fotoscioppate allucinanti. E questo mi ha in qualche modo ricordato l'evoluzione del pene maschile.
OK, lasciatemi elaborare un attimo.
Forse non tutti sanno che il pene degli antenati dell'uomo era, come quello di moltissimi altri animali, dotato di un osso che ne aiutava l'erezione. La domanda che un evoluzionista darwiniano si pone è: perché ciò che sembra un evidente vantaggio per l'accoppiamento è andato sparendo nel processo evolutivo? Un'ipotesi è che il risparmio nella mancata creazione dell'osso abbia costituito un vantaggio in termini economici per l'organismo (non dovendo creare quell'osso, l'uomo ha avuto più risorse per, chennesò, avere gambe più lunghe). Sicuramente, ma l'evenienza di una mancata erezione all'uopo è probabilmente uno svantaggio maggiore. Quella che invece mi sembra una teoria più accreditata è quella dell'handicap autoinflitto per dimostrare la propria superiorità. È una teoria anche usata per spiegare, fra le altre cose, la coda del pavone: una coda così grande e appariscente che pone sicuramente un problema quando il pavone deve fuggire da un predatore. Ma proprio per questo, quando presa nel contesto della guerra dei sessi, la femmina tende ad apprezzare il pavone maschio che sopravvive nonostante l'handicap di una coda immensa. Così la stessa teoria suppone che la scomparsa dell'osso del pene sia dovuta a un effetto del tipo: "Guarda qua, mantengo un'erezione senza osso" provocando da un lato un certo stupore per il "trucco" da prestigiatore e dall'altro un sano apprezzamento per lo stato di salute dell'uomo "erectus" (indicando se non altro che polmoni e cuore sono evidentemente a posto).
Ecco, per tornare alla nostra argomentazione iniziale, penso che le ragazze che si sottopongono alle acconciature del tal parrucchiere lo facciano per autoinfliggersi un handicap e poter poi dire al proprio ragazzo "Guarda, sono andata a farmi pettinare da tizio e sono ancora carina. Ergo, lo sarò altrettanto, anzi di più, pure senza trucco e al risveglio dopo una notte a base di bagna càuda e mancanza di dentifricio."
Mi sembra che come teoria non faccia una piega.

Bonus: dialogo bresciano.
Sota i portek de Iurs.
Shcét: "Osti, gala ki söl kó kela shcéta lé..."
Gnaro: "Fa sito. L'ò ïsta ke la iñìa föra da kel barber là..."
Shcét: "A pota alura l'è en bel tok de üha ïstes..."