3 giugno 2010

Chi di verde si veste... si pappa l'omusubi?
Oggi ho letto la seguente citazione sulla bacheca Facebook di un amico che per altro stimo.

Programming is an embarrassment compared to other fields of engineering and design. Our mainstream culture is one of adolescent self-indulgence. It is like something from Gulliver’s Travels, with the curly-bracketeers vs. the indentationites vs. the parenthesesophiles. The only thing that everyone seems to agree upon is how stupid all the other programmers are. Try googling “stupid programmers”. We have met the enemy, and he is us.
– Jonathan Edwards’s Mea Culpa (NB: il post completo ha degli spunti interessanti, ma di seguito esaminerò solo la citazione riprodotta qui sopra)

Mi sento in dovere di dissentire. Il nemico di se stessi non sono i programmatori, ma il loro essere umani. Quella che l'autore definisce "culture [...] of adolescent self-indulgence" è propria dell'uomo, non dei programmatori in esclusiva. Che questa si espliciti nei soggetti in questione è a mio giudizio dovuto al fatto che la programmazione sia un modo per lo più diretto di esprimere concetti e idee (ne consegue la giusta opposizione ai software patents). Non per niente per programmare si utilizza un linguaggio. Ne deriva che la questione si fa presto politica. Invece che un dibattito civile però, dove la cosa dovrebbe fermarsi, l'umanità tende a trasformare le idee in ideologie e la politica in religione, da cui scaturisce il fanatismo.