30 novembre 2009

L'Alitalia è la compagnia aerea che amo. Senza di lei non avrei mai visitato tante nazioni diverse. Senza il suo servizio indecendemente scadente, chi me l'avrebbe fatto fare di scegliere un collegamento di otto ore a Copenhagen con la SAS invece di un volo diretto per Tokyo? Eppure ne è valsa la pena. Nonostante facesse freddo e piovesse a dirotto, un'ora e mezza nella cittadina scandinava mi sono bastate per capire che quel che si racconta della Danimarca non è mito urbano. Il paese nordico è davvero all'avanguardia nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente.

Ho visto almeno tre papà spingere il passeggino da soli di lunedì mattina, segno che la "paternità" (nel senso di "paternity leave") funziona veramente. Piste ciclabili e parcheggi bici dappertutto. Diverse coppie interraziali. Tutti che parlano l'inglese come se fosse la loro lingua e una mamma che parlava al figlio in età preasilo in inglese. Contenitori per siringhe ai cessi. Negozi di parrucchiere con arredamento nordico minimalista, due scranni e due parrucchiere/i. Panettieri all'altezza della fama (almeno quella che la Danimarca ha per il pane qui in Giappone e che tristemente manca all'Italia).

Uniche note negative: prezzi smodati (IVA al 25%) e usabilità scarsa (pochi segnali in inglese per turisti e comprare il biglietto della metro è stata un'impresa: ero lì e lì per fare l'Italiano e salire senza biglietto).

Purtroppo, anche a causa del tempo inclemente, ho fatto delle foto un po' scarse, ma eccovi un assaggio.


Design italiano nel mondo.

Postino.

Una chiesa finalmente utile, accogliente riparo per i turisti senza ombrello.

Ottimo servizio di tè con ceramiche dal sapore nipponico: un darjeeling accompagnato da miele, zucchero di canna e madeleine. E in più un dolcetto al cioccolato e frutti di bosco.

Le tipiche biciclette locali made in Christiania.

Papà con passeggino.
Riki in rosso.
Riki oratore.

24 novembre 2009


Qualche foto sparsa dell'anno che sta per finire da un rullino scattato con l'Olympus OM1 del nonno.