12 ottobre 2008

Gödel, Escher, Bach, l'avevo letto per un buon 85% quando l'ho comprato da Amazon in America nel 2003. All'epoca m'era piaciuto non poco, ma non ricordavo perché l'avevo interrotto sul finale. Non avendo niente di nuovo da leggere, ho deciso di ricominciarlo da capo e questa volta non ho superato la pesantissima introduzione. Non fraintendetemi: GEB è un ottimo libro, ma va bene per quando si hanno vent'anni. Adesso non mi va proprio di leggere un libro così prolisso: il nocciolo di GEB, gli "strange loops", è un argomento molto interessante, ma se Hofstadter l'avesse affrontato in un terzo delle pagine non avrebbe fatto male a nessuno. E i raccontini propedeutici di Achille e la tartaruga mi mettevano angoscia già 5 anni fa come la parte più noiosa del libro, adesso, superati i trent'anni, non me ne può proprio frega' de meno. Addio GEB: proverò a riaprirti fra un lustro, chissà se mi sarà tornata la voglia...

Riki estremamente da vicino.

11 ottobre 2008

Dopo aver ascoltato Symbolic dei Death per l'n-esima volta, sono giunto alla conclusione che questo dev'essere il più bell'album degli anni '90. Un album assolutamente completo: non un pezzo debole, alcuni capolavori; tecnicamente perfetto senza essere tronfio; testi intelligenti e arrangiamenti moderni senza dimenticare la tradizione metal; violento, ma con melodie orecchiabili ed interessanti; registrato e mixato ottimamente; Gene Hoglan. Fantastico.

Tramonto rosa shocking a Tokyo.
(Mi sarebbe piaciuto fare una foto anche con la mia Mamiya e Fuji Velvia 50, ma non ho avuto tempo di tirarla fuori che i colori se n'erano già andati. Per approfondire, vedasi questo articolo di Ken Rockwell. [In sintesi, un medio-grande formato può anche aver più risoluzione, ma è inutile se ti fa perdere l'attimo di scattare la foto.])

10 ottobre 2008

Nonostante Facebook mi abbia sempre fatto vomitare per una serie di ragioni (come quelle elencate da Simmessa che condivido appieno), ultimamente ne sono diventato un avido utilizzatore. Un po' perché non c'avevo niente da fare, un po' perché, siccome ce l'ha un fottio di gente (cani e porci verrebbe da dire), vi ho ritrovato vecchi amici e conoscenze che non sentivo da molto tempo. Ed è stato piacevole riagganciare qualche contatto: un manipolo di persone a cui non avevo mai parlato molto s'è rivelato più valido del previsto. Ma la maggior parte di questi che non sentivo da tempo, ora so perché non li avevo più sentiti! Perché erano dei grandissimi pezzi di merda, ecco perché. Fa piacere sapere che certe persone le si è lasciate perdere per una ragione e che questa ragione era valida. Un hurrà per Facebook.
È ricominciato South Park e, nel divertente primo episodio di questa seconda parte di stagione, Matt Stone e Trey Parker affrontano due temi di cui avevo già parlato in questo blog: la manifestazione inaugurale delle olimpiadi cinesi e lo stupro di Indiana Jones da parte di Spielberg e Lucas.

8 ottobre 2008

1 ottobre 2008


Vedere i Judas Priest al Budokan è vedere un pezzo di storia; è di quasi trent'anni fa il fondamentale "Unleashed In The East": stessa band, stesso posto. Non ero mai stato al Budokan, ma è veramente un palazzetto, scusate l'aggettivo inflazionato, mitico. Dall'uscita della stazione al Budokan non c'è un cartello che lo indichi o una luce per strada. La strada d'accesso sembra quella ad un tempio buddista. Dentro poi è davvero l'ideale per la musica: essendo un'arena per la lotta (judo, kendo, ecc.) ha una forma ottagonale, non è troppo grossa (mi sa che si vede bene da qualsiasi posizione, anche se io ero in prima fila sulla seconda gradinata) e, probabilmente per puro caso, ha un'ottima acustica per la musica amplificata (mai sentito meglio a un concerto). Purtroppo i posti sono tutti numerati e così un concerto metal perde un po' dell'atmosfera giusta. A vedere i Judas comunque c'era un pubblico molto più variegato che la settimana scorsa per il Thrash Domination, inclusi un sacco di uomini in camicia bianca appena usciti dal lavoro e alcune signore (!!!) anch'esse con indosso il vestito da ufficio.
I Judas salgono sul palco alle 19:05 e propongono tale e quale la set list che hanno fatto durante l'estate: ci sono tutti i classici, l'unico che manca all'appello è Exciter (la mia preferita). A mio giudizio i pezzi migliori sono quelli del periodo che arriva fino a Screaming For Vengeance e poi quelli da Painkiller.
Il 90% delle cover band metal ha in scaletta Breaking the Law, ma vederla fatta dai Priest al Budokan, beh, è un'altra cosa. Electric Eye e Painkiller sono forse il top, insieme a Hell Bent for Leather, dove il rombo dell'Harley di Halford fa rintronare il Budokan prima che appaia dal varco sotto alla batteria. A proposito, Rob Halford non manca una nota, grandissima performance sua e di tutta la band: come già detto il suono era ottimo e s'è sentita ogni nota di chitarra suonata.
Una menzione particolare va però alla batteria: Scott Travis è "il" batterista metal per eccellenza e la sua batteria lunedì sera suonava veramente da Dio. E confermo la mia preferenza per i piatti Paiste: non ricordavo che marca di piatti suonasse Scott Travis, ma sono venuto via dal Budokan sicuro che i suoi fossero Paiste e infatti era così. C'è chi dice che i crash Paiste abbiano un suono meno pieno di quelli di altre marche: stronzate, per me è esattamente l'opposto.
Sul finale, dopo i cori di The Green Manalishi, Rob fa cantare tutto il Budokan per 5 minuti a base di "Yeah-yeah-yo" e poi è il turno di You've Got Another Thing Coming per concludere il concerto. Grandi Judas Priest, grande Budokan. E poi via tutti di corsa a prendere la metro.