L'Alitalia è la compagnia aerea che amo. Senza di lei non avrei mai visitato tante nazioni diverse. Senza il suo servizio indecendemente scadente, chi me l'avrebbe fatto fare di scegliere un collegamento di otto ore a Copenhagen con la SAS invece di un volo diretto per Tokyo? Eppure ne è valsa la pena. Nonostante facesse freddo e piovesse a dirotto, un'ora e mezza nella cittadina scandinava mi sono bastate per capire che quel che si racconta della Danimarca non è mito urbano. Il paese nordico è davvero all'avanguardia nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente.
Ho visto almeno tre papà spingere il passeggino da soli di lunedì mattina, segno che la "paternità" (nel senso di "paternity leave") funziona veramente. Piste ciclabili e parcheggi bici dappertutto. Diverse coppie interraziali. Tutti che parlano l'inglese come se fosse la loro lingua e una mamma che parlava al figlio in età preasilo in inglese. Contenitori per siringhe ai cessi. Negozi di parrucchiere con arredamento nordico minimalista, due scranni e due parrucchiere/i. Panettieri all'altezza della fama (almeno quella che la Danimarca ha per il pane qui in Giappone e che tristemente manca all'Italia).
Uniche note negative: prezzi smodati (IVA al 25%) e usabilità scarsa (pochi segnali in inglese per turisti e comprare il biglietto della metro è stata un'impresa: ero lì e lì per fare l'Italiano e salire senza biglietto).
Purtroppo, anche a causa del tempo inclemente, ho fatto delle foto un po' scarse, ma eccovi un assaggio.








Nessun commento:
Posta un commento