25 marzo 2010


Ho appena finito di vedere Public Enemies di Michael Mann e mi viene spontanea un'analisi. Premetto che non sono contro il digitale a priori, per esempio Mann l'aveva usato bene in Miami Vice, ma la sua scelta di girare questo film in HD, secondo l'autore per far immergere di più il pubblico negli anni '30, è a mio avviso una scelta che finisce per far fallire i personaggi della sua sceneggiatura "realistica". Per capirlo, partiamo da un altro film visto di recente: Inglorious Basterds.
Tarantino prende la tesi del suo film (se sei un personaggio e sei in un film, non puoi che essere un personaggio da film) e la sposa completamente. Il suo uso della cinepresa e dell'illuminazione in studio sono ideali per quell'elogio della forma cinematografica che si rivela essere in fondo Inglorious Basterds. I complessi personaggi sono posizionati in un mondo calcolato alla perfezione e se poi finiscono per spogliarsi della loro apparente ambiguità e diventare o buoni buoni o cattivi cattivi, come lo spettatore in fin dei conti vuole o viene indotto a volere dalla sceneggiatura, è solo per riaffermare la convinzione di Tarantino che non c'è altra soluzione possibile per chi fa del cinema.
Lottare la forma del media come fa Mann, specialmente nel genere gangster cha fa parte del mito, risulta controproducente: i suoi personaggi sono condannati ad essere personaggi da film nonostante tutto lo sforzo profuso nel farli apparire reali in luoghi reali e con luce reale. E questo contrasto non giova alla sua "pellicola" che stenta a decollare.

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