12 luglio 2008


Il problema dei "pianisti" in parlamento è veramente una di quelle cose che ti fa vergognare della tua nazione. Per prima cosa: se uno viene scoperto a votare per due persone, c'è una soluzione efficacissima. A casa, subito. E poi processo penale. Se votassi per due persone alle elezioni, non sarebbe forse uno dei reati più gravi che si possano fare? Perché se lo fa un cittadino normale si prova giustamente dello sdegno, ma se lo fa un "onorevole" lo si condona come se niente fosse?

Adesso sembra che si vogliano prendere delle contromisure preventive a questo fenomeno. L'idea proposta da Fini non era del tutto stupida: due mani per un voto, come apparentemente succede anche all'ONU. Ma, chissà perché, sembra che l'idea si sia tramutata subito in un'altra, come riportato da Pino Corrias sul blog Voglio Scendere: usare un sistema di identificazione delle impronte digitali. Evidentemente usare due mani avrebbe imbarazzato i deputati che si sarebbero dovuti muovere sgraziatamente per poter votare. La verità è però che quella delle impronte digitali è un'idea bacata su più fronti. Primo, quello economico: 400.ooo euro. Come se non ci fosse un modo migliore per spenderli. Secondo, e più importante, è un sistema che non funziona (ma forse è proprio per questo che è piaciuto a chi lo vuole implementare). La protezione con le impronte digitali, può funzionare se non si ha accesso al dito di chi deve essere identificato. In questo caso invece è proprio il possessore del dito a desiderare che un suo inferiore sia in grado di votare per lui consentendogli l'agio di mangiarsi un altro gelato alla bouvette. E una rapida ricerca in internet per "hacking fingerprint scanner" dà diversi risultati promettenti. Per esempio, questo video dei Mythbusters che devastano un sistema di identificazione delle impronte digitali in tre modi diversi. Due volte con della specie di silicone (metodo già visto nel film Gattaca) e una volta addirittura leccando una fotocopia dell'impronta digitale, un metodo decisamente alla portata delle "menti" che siedono in parlamento.

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