21 luglio 2008


Sabato abbiamo visto "Gake no ue no Ponyo" (Ponyo sul promontorio), il nuovo film di Hayao Miyazaki. Mi è piaciuto veramente molto. Miyazaki torna ad un film accessibile anche dai più piccoli, tipo Totoro per intenderci, ma non per questo meno bello delle sue ultime opere. Anzi, ritengo Totoro forse il più bel film di Miyazaki e Ponyo è allo stesso livello. Ponyo da un lato paga il fatto di venire appunto dopo Totoro, ma d'altro canto fa tesoro di ciò che Miyazaki ha imparato nel frattempo (SPOILER: Ponyo = (Mei + Totoro) * Sofi). I disegni a pastello sono i più belli mai visti. Miyazaki abbandona completamente la grafica computerizzata (vista poco poco e peraltro sempre efficacemente in Howl), ma riesce a realizzare le sequenze più "animate" che io abbia mai visto (la prima scena è qualcosa di mai visto prima). Chi potrebbe criticare Ponyo potrebbe farlo sulla base della sceneggiatura (come sembra abbia fatto Mamoru Oshii), ma quella di Ponyo, come già quella di Totoro, è una sceneggiatura che definirei "zen". Non segue le regole tradizionali di una buona sceneggiatura e non c'è un vero antagonista che crei tensione, quindi è forse questo che può spiazzare inizialmente. Miyazaki va contro le regole anche quando inserisce un paio di scene sullo stile di quella della scalinata di Howl: troppo lunghe rispetto al normale diventano una lievemente angosciante e l'altra abbastanza imbarazzante, ma entrambi sono geniali ed efficaci. Un'altra scena e un altro riferimento al passato: avete presente l'inseguimento di "Lupin III - Il castello di Cagliostro" (che mi sembra sia citato da Spielberg come il più bel inseguimento d'auto di tutti i tempi e a cui si è ispirato nel suo ultimo Indiana Jones)? In Ponyo, Miyazaki prende quell'inseguimento e ci aggiunge le forze della natura e una cavalcata delle valchirie riarrangiata dal fido Joe Hisaishi (grandissimo, la canzone della sigla di coda è azzeccatissima) per realizzare una fenomenale scena cardine del film. Ma la cosa migliore di Ponyo è che la fantasia non ha freni: mentre lo guardavo avevo quella sensazione di "Ma questo si può fare?" che è la cosa che più mi ha fatto avvicinare alla cultura giapponese nel corso della mia vita (dovrei scrivere qualcosa a riguardo un giorno). Ponyo mi ha fatto ridere e piangere senza soluzione di continuità e non vedo l'ora che esca in DVD per vederlo di nuovo.

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