18 settembre 2008


Death Magnetic, il nuovo album dei Metallica, non delude. È un album al livello di "Master" o di "And Justice"? Forse no, ma regge il confronto. Per esempio, il duo di canzoni iniziali "That Was Just Your Life" e "The End of the Line" forse non vale l'accoppiata "Blackened"/"And Justice for All", ma è lì. Soprattutto l'assolo e il crescendo verso il finale di "The End of the Line" ("The slave becomes the master") è assolutamente esaltante. La cura Rick Rubin si sente e come, soprattutto su un gran pezzo come "All Nightmare Long" dove i Metallica riescono ad assomigliare a tratti agli Slayer, in altri ai System of the Down, ma sempre rimanendo loro stessi. I pezzi più deboli si rivelano quelli più lenti ovvero "The Day That Never Comes" e "The Unforgiven III". Entrambi hanno melodie orecchiabili, ma poco più. "The Day That Never Comes" ha il grosso problema di voler essere la "One" del ventunesimo secolo, ma come "One" ce n'è una sola. Specialmente la coda strumentale di TDTNC appare forzata e i collegamenti fra i riff arbitrari, mentre "One" è una catena dove ogni riff chiama il successivo e ogni scelta d'arrangiamento è azzeccata. In "The Unforgiven III" poi la voce di James suona come quella di Weird Al Jankovic e non sto scherzando. Provate a fare caso quando canta le prime strofe, specialmente il verso "With his careless dreaming?": Weird Al non avrà bisogno di farne la parodia, è già pronta.
Insomma, Death Magnetic è l'album che doveva essere, non è perfetto, ma è una grande ritorno dei Four Horsemen dopo 20 anni. Un ritorno che secondo me passa molto attraverso il cambiamento d'atteggiamento dei ragazzi che ora non vogliono più essere la più grande band del mondo, ma si accontentano di essere la più grande band heavy metal del mondo. Vedasi per esempio Lars e il suo rapporto con Ross Halfin: i migliori amici non si parlavano più assieme da dieci anni, ora sono tornati come fratelli. Oppure il rapporto di Lars (sempre lui) e il pubblico. Nel 2001 faceva chiudere Napster (per cui lo attendono ancora le fiamme dell'inferno). Adesso non se l'è nemmeno presa perché l'album è trafugato una decina di giorni prima della data stabilita.
Concludo con un paio di note sul mixaggio/masterizzazione. Il mixaggio è ottimo, ma ci vorrebbe un po' più di Robert Trujillo. La masterizzazione è quel tantino troppo estrema, anche se non ai livelli di "Californication". La minima compressione dell'audio lo rende abbastanza disgustoso nei momenti di fortissimo, poiché una grande quantità di suono (doppia cassa a manetta, china, vari chitarroni superdistorti e "fuck yeah" James) si trova ristretta in un angolino senza un bit di comfort. A tal proposito mi piacerebbe ascoltare un rip del vinile...

Aggiornamento 21/9/2008: posso confermare che, mentre il rip del vinile ha gli stessi difetti del master su CD, il rip da Guitar Hero 3 suona molto meglio e lo consiglio rispetto a ogni altro media disponibile al momento.

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