
Vedere i Judas Priest al Budokan è vedere un pezzo di storia; è di quasi trent'anni fa il fondamentale "Unleashed In The East": stessa band, stesso posto. Non ero mai stato al Budokan, ma è veramente un palazzetto, scusate l'aggettivo inflazionato, mitico. Dall'uscita della stazione al Budokan non c'è un cartello che lo indichi o una luce per strada. La strada d'accesso sembra quella ad un tempio buddista. Dentro poi è davvero l'ideale per la musica: essendo un'arena per la lotta (judo, kendo, ecc.) ha una forma ottagonale, non è troppo grossa (mi sa che si vede bene da qualsiasi posizione, anche se io ero in prima fila sulla seconda gradinata) e, probabilmente per puro caso, ha un'ottima acustica per la musica amplificata (mai sentito meglio a un concerto). Purtroppo i posti sono tutti numerati e così un concerto metal perde un po' dell'atmosfera giusta. A vedere i Judas comunque c'era un pubblico molto più variegato che la settimana scorsa per il Thrash Domination, inclusi un sacco di uomini in camicia bianca appena usciti dal lavoro e alcune signore (!!!) anch'esse con indosso il vestito da ufficio.
I Judas salgono sul palco alle 19:05 e propongono tale e quale la set list che hanno fatto durante l'estate: ci sono tutti i classici, l'unico che manca all'appello è Exciter (la mia preferita). A mio giudizio i pezzi migliori sono quelli del periodo che arriva fino a Screaming For Vengeance e poi quelli da Painkiller.
Il 90% delle cover band metal ha in scaletta Breaking the Law, ma vederla fatta dai Priest al Budokan, beh, è un'altra cosa. Electric Eye e Painkiller sono forse il top, insieme a Hell Bent for Leather, dove il rombo dell'Harley di Halford fa rintronare il Budokan prima che appaia dal varco sotto alla batteria. A proposito, Rob Halford non manca una nota, grandissima performance sua e di tutta la band: come già detto il suono era ottimo e s'è sentita ogni nota di chitarra suonata.
Una menzione particolare va però alla batteria: Scott Travis è "il" batterista metal per eccellenza e la sua batteria lunedì sera suonava veramente da Dio. E confermo la mia preferenza per i piatti Paiste: non ricordavo che marca di piatti suonasse Scott Travis, ma sono venuto via dal Budokan sicuro che i suoi fossero Paiste e infatti era così. C'è chi dice che i crash Paiste abbiano un suono meno pieno di quelli di altre marche: stronzate, per me è esattamente l'opposto.
Sul finale, dopo i cori di The Green Manalishi, Rob fa cantare tutto il Budokan per 5 minuti a base di "Yeah-yeah-yo" e poi è il turno di You've Got Another Thing Coming per concludere il concerto. Grandi Judas Priest, grande Budokan. E poi via tutti di corsa a prendere la metro.

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